A.N.P.I. di Cervia

«Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.» (Antonio Gramsci)

A memoria del soldato canadese Clapp Frank V. e degli altri quattro commilitoni morti per ridare all’Europa e a noi cervesi la libertà e la democrazia

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Lunedì 8 ottobre 2012, presso il Municipio/ Sala del Consiglio comunale, una Delegazione del Comune di Cervia, costituita dal Sindaco (Roberto Zoffoli), dal Responsabile dell’Ufficio stampa comunale (Dr. Andrea Foschi), dall’interprete (Bruna Rondoni), dal Presidente del Comitato comunale dell’ANPI (Dr. Giampietro Lippi), dal Delegato alle celebrazioni (Sig. Alessandro Forni), e da alcuni partigiani e/o testimoni cervesi (Sig.a Giuliana Foschi, Sig. Werther Ridolfi e Sig. Mario Collina) ha incontrato il Sig. F.V. Joe Clapp, che accompagnato dalla moglie e da una coppia di amici, ha voluto conoscere i luoghi ove il padre (Clapp FranK V.), soldato canadese, morì per aiutarci a sconfiggere il nazismo ed il fascismo.

Durante l’incontro F.V.Joe Clapp ha tracciato una breve biografia del padre, che vale la pena di leggere con attenzione per alcuni acuti contenuti di tenore etico-morale oggi particolarmente attuali:

«Tenente F.V. Clapp
Mio padre è nato l’11 novembre 1921, che, in Canada, è l’unico giorno dell’anno durante il quale possiamo ufficialmente onorare tutti coloro che sono morti al servizio del loro paese: forse si tratta di una cattiva coincidenza.
Mio padre morì molto giovane. Era cresciuto, unico figlio di sua madre, come un ragazzo tipico canadese: studente di successo, ma con un carattere normale, non eccezionale. Dopo aver terminato la scuola, aveva lavorato come costruttore di utensili fino a quando si arruolò nell’esercito all’età di 20 anni, e nell’esercito venne selezionato per il corpo degli ufficiali.
Sposò mia madre tre mesi prima di lasciare il Canada; fu mandato in Inghilterra, poi nel Nord Africa, ed infine, nel novembre 1943, in Italia. Era il comandante di un carro armato di un reggimento corazzato dell’8ª Armata britannica che proseguì verso il centro, il nord e poi sul lato orientale d’Italia.
Scriveva a mia madre quasi ogni giorno, ho ancora la maggior parte di quelle lettere.
Voi conoscete il resto della storia. Nel mese di settembre e ottobre 1944, le truppe britanniche e canadesi, aiutate dai partigiani italiani, respinsero i tedeschi da questa zona della costa adriatica. Il 22 ottobre, durante la battaglia per Cervia, venne colpito al petto e morì il giorno dopo a causa delle ferite.
Nel 1964 mia madre ricevette una pergamena ed una medaglia da parte dei cittadini di Cervia per commemorare il 20° anniversario della Liberazione della città e, nel 1995, un’altra medaglia e un riconoscimento in occasione del 50° anniversario.
Questi elementi hanno significato molto per mia madre e per me. Mio padre era stato ricordato dai cittadini di Cervia e lui, oggi, è qui con noi.
Mi sono spesso chiesto perché fosse venuto qui per combattere, e, forse, a morire. Ho letto le sue lettere in cerca di risposte. La risposta sembra essere molto semplice: il suo paese era in guerra contro una tirannia grande e si sentiva obbligato a venire ad aiutare gli altri popoli, nonostante il pericolo.
Ieri ho visitato la tomba di Cesena. Ci sono più di 700 giovani uomini là, e molti altri altrove.
Grazie perché continuate a ricordarli».

Giampietro Lippi

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